martedì

Bulimia: la droga è nel frigo


è più forte di me, non riesco a smettere di mangiare

Finalmente Paola, la moglie di Giacomo, venerdì è uscita di casa ed è venuta a mangiare un risotto con noi del gruppo di amici.
Abbiamo dovuto insistere tantissimo io e Caterina perché con la chemioterapia che sta facendo si sente sempre molto stanca e depressa.
Spesso si lascia andare e rimane a letto tutto il giorno fino a sera per riprendere il giorno successivo uguale a quello precedente. Spesso l’unica uscita che fa è quella per venire in ospedale per farsi la chemioterapia.
Stranamente quel venerdì mattina Paola era con i tacchi e la parrucca ed io ne ho approfittato del fatto che stava relativamente bene per invitarla.
Paola, una donna piccola e magra si era sposata con Giacomo, un mio conoscente, solo quattro anni fa e già Giacomo la tradiva da due anni.
La cosa peggiore però non era tanto il tradimento ma il fatto che lui si vantava con tutti di quello che faceva a letto con l’amante per dimostrare a tutti che lui era un uomo “FIGO” poiché aveva sia la moglie che l’amante e con quest’ultima faceva pomeriggi interi di sesso sfrenato.
Per dimostrare quanto era bravo a letto, Giacomo raccontava un mare di frottole e descriveva nei particolari le sue imprese sessuali, non solo a me che ero sua amica e a volte complice ma anche sul lavoro ai suoi colleghi che loro mal grado dovevano accettare la sua presenza,... poi lo raccontava  alle donne delle pulizie, che non potevano scappare da lui perchè dovevano lavorare,... poi  ai veterinari...  ai medici ( ai quali chiedeva se era normale durare così tanto ed avere tutto quel vigore sessuale) insomma a tutti quelli che avendo un paio di orecchie  potevano sentire.
In realtà Giacomo, con quel comportamento, voleva nascondere un grande segreto che invece la moglie alla prima occasione mi disse:
“ Ce l’ ha piccolo piccolo che spesso non si riesce a vedere sotto quella massa di lardo che è la sua pancia e spesso non gli tira neanche!”.
Non l'avevo  mai sentita parlare così quella povera donna che forse fra qualche mese non vedrò più. Scoppiai a ridere in modo fragoroso : “Sì,” continua Paola “Sarà lo stress, o l’ansia non lo so’ ma spesso fa cilecca sotto le lenzuola!”.
Fin da piccolo Giacomo aveva sofferto delle piccole dimensioni del suo compagno pisellino!!!. Quando giocava a pallone e negli spogliatoi del campetto si doveva spogliare per farsi la doccia con gli altri della squadra spesso i suoi compagni lo prendevano in giro per le ridotte dimensioni del suo “pisellino”.
Questo succedeva un po’ perché madre natura l’aveva fatto con quel “cosino” in mezzo alle gambe un po’ perché era obeso ed in mezzo a tutta quella ciccia la piccola salamella si perdeva sotto la pancia così importante da fare due enormi pieghe.
Si perdeva così tanto che le sue braccine piccole non riuscivano a prenderlo in mano quando doveva fare pipì ed il suo sguardo non riusciva a vederlo nonostante lui tirasse il collo per questo.... ma niente! era troppo coperto da quella pancia enorme. Così era costretto a fare la pipì nel lavandino, oppure seduto come fanno le donne che hanno la fortuna di non doverlo prendere in mano. Non c'era verso, non riusciva a centrare il buco del water e farla in piedi come fanno tutti i maschioni come lui!!! 
Ma peggio ancora, non riusciva a farsi le seghe come fanno tutti quegli uomini che non riescono a trovarsi una compagna ed "usare" quella per fare ciò!.
Una tragedia che lo faceva soffrire moltissimo e che non poteva raccontare a nessuno.
Ad un certo punto della sua vita (alla fine dell’adolescenza, prima età adulta) gli era capitato di abbuffarsi a scrocco per la prima volta e, come spesso accade in questi casi, di vomitare ... poi ha  iniziato l’ uso di lassativi e diuretici, ha cercato di fare esercizio fisico ma in modo eccessivo, clisteri che gli hanno rovinato l'intestino, ecc.... Tutto ciò era iniziato quando Giacomo ed un suo amico erano entrati per una banale coincidenza in un ristorante con una squadra di calcio famosa. Avevano la macchinetta fotografica al collo e si sono messi a mangiare “a sbaffo” della squadra di calcio essendo stati scambiati come fotoreporter del gruppo. Così è successo una, due, tre, quattro volte ecc. Fino a quando, per un banale conteggio, sono stati scoperti.
La sensazione che provava era doppia: da una parte sollievo e dall'altra sofferenza.
Giacomo, la prima volta che gli era successo, aveva pensato di smettere e che non lo avrebbe fatto più. Aveva provato paura e ancora sensi di colpa e vergogna per quello che aveva fatto. Ma non riusciva a smettere. Era dipendenza non vizio come lui pensava. L'assunzione di cibo era eccessiva e frenetica spesso seguita da sensi di colpa , le "abbuffate" erano organizzate in segreto e consumate in solitudine proprio perché sapeva che non lo doveva fare poiché quando veniva scoperto riceveva rimproveri molto fragorosi dai suoi genitori.
Questo fatto incrementa le tensioni che già c’era con i suoi genitori che litigando continuamente altro non fanno che incrementare la sua stessa bulimia. Giacomo avrebbe voluto liberarsi di quello che lui considerava un “vizio” ma più tenta di farlo più la situazione peggiora. Quello che aumenta è soltanto la sensazione di impotenza fino a sfociare in sintomi depressivi.
Questo circolo vizioso che alimenta il problema della sua insoddisfazione lo fa spesso mangiare a dismisura. Inizia con la sua bulimia qualche tentativo autonomo di risolvere i problemi provocati dal cibo. Inizia a singhiozzo a conoscere e provare tutte le diete che ci sono in commercio, ma ciò non produce effetti positivi, anzi, aggrava la situazione.
 Poiché i sintomi sono prodotti dall'organismo stesso. Quando vogliamo razionalmente interrompere il processo dell'abbuffata o il circolo vizioso di abbuffata-vomito-condotte compensatorie ci troviamo a contrastare il nostro organismo generando un conflitto tra una tendenza autonoma dell'organismo di produrre i sintomi ed un tentativo dello stesso organismo di combattere i sintomi da egli stesso prodotto. In altre parole più si desidera smettere e più si pensa al cibo e più questo ti da frustrazione che ti fa mangiare per colmare quel senso di vuoto psicologico e di insoddisfazione. Si genera un paradosso che porta a dire alla persona "è più forte di me, non riesco a smettere". Non è questione né di forza di volontà, né di intelligenza in quanto il processo è di tipo psicofisiologico   

  Finalmente dopo tanto tempo e tanti soldi spesi per conquistare donne insensibili al suo fascino trova Paola, una donna che nonostante tutto impara a volergli bene ed ad apprezzarlo per la sua sensibilità.
Perché Giacomo in fondo era un uomo sensibile.
Sono bastati due anni e l’insoddisfazione della vita e la voglia di dimostrare a tutti che non aveva il pisello piccolo si sono fatti sentire.
Ha conosciuto una donna che vedova e con un figlio a carico le ha dato quel briciolo di affetto di cui aveva sempre  bisogno in cambio di un po’ di sostegno economico e la frittata è stata fatta! 
Le vie del piacere sono infinite, ognuno scelga la propria. Giacomo ha scelto il cibo, come consolazione ai dispiaceri della vita, come risposta allo stress quotidiano o come semplice momento di soddisfazione dei propri sensi. Fin qui tutto bene, ma se questa attività diventa più di un'occasionale abitudine, cioè una prassi, le cose si complicano, e vengono coinvolti meccanismi difficili da gestire.

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo (Gandhi)


Questa frase bellissima di Gandhi è per me alla base di ogni processo di crescita e miglioramento personale. Troppo spesso ci lamentiamo delle cose che non vanno, o ci lamentiamo degli altri. Lo stress? È sempre dovuto agli impegni, a qualcuno o a qualcosa. Per non parlare della qualità della vita, della salute e così via. I manager si lamentano dei propri collaboratori; i dipendenti si lamentano dei loro capi; i genitori si lamentano dei figli, i figli si lamentano dei genitori. Ci lamentiamo dei politici, del traffico, del sindaco, dei vigili urbani… C’è la crisi, non c’è lavoro, fa caldo, fa freddo… Smettiamola. E’ ora di guardare un po’ di più a noi stessi. Basta scuse, alibi, lamentele o giustificazioni. E’ il momento di assumersi la responsabilità della propria vita. Noi possiamo scegliere come rispondere agli eventi che ci accadono; possiamo scegliere come pensare, come agire, come essere. Possiamo influenzare l’ambiente. Un modo migliore di vivere è possibile. Le nostre azioni quotidiane troppo spesso sono determinate da abitudini consolidate, dalla routine o dalla fretta. A volte scegliamo qualcosa che a breve termine può sembrare appropriato o gratificante, ma alla lunga rivelarsi dannoso o spiacevole. Spesso ci illudiamo di scegliere, uniformandoci alla massa. Spesso siamo rassegnati e spenti, e mestamente continuiamo a fare le stesse cose tutti i giorni, a volte per paura di sbagliare, altre per paura del giudizio degli altri. Le opzioni possibili sono due: vivere come capita o vivere come si vuole. Sta a noi scegliere. Per non vivere in balia degli eventi, sballottati da quello che ci accade, occorre trovare dei punti fermi intorno ai quali organizzare la propria vita.. Partendo dalle fondamenta, dalle radici della nostra esistenza, dal nucleo profondo di se. Ad indicarci la direzione verso cui andare, sono i nostri valori. Tutto ciò che per noi è importante nella vita. Per vivere a pieno la propria vita, occorre lavorare su se stessi e divenire consapevoli dei propri principi guida. E’ su questo che dobbiamo costruire il nostro mondo. Rifletti attentamente sui tuoi valori. Scegli cosa è importante per te. Basa ogni tua azione, ogni decisione sui valori che ti appartengono. Non è facile, questo è sicuro. Richiede autodisciplina, impegno, costanza, determinazione… Ne vale davvero la pena.. La qualità delle tue giornate migliorerà giorno dopo giorno. Spesso incontro persone che leggono tanti libri, frequentano corsi, conoscono perfettamente tutte le tecniche di rilassamento e gestione dello stress. Ma questo non basta. Le azioni diventano incisive, congruenti ed efficaci solo se sono basate su principi solidi. Solo se avvertito come importante, il cambiamento potrà essere effettivo e stabile. Scegli chi vuoi essere, che tipo di vita vuoi vivere. E’ nel momento delle scelte che si determina il nostro destino. O sei tu a gestire gli eventi, gli impegni, il tempo, i pensieri e le azioni, o loro gestiranno te. Inizia con piccoli cambiamenti. Abbandona vecchie abitudini dannose. Lentamente. Concediti il tempo necessario affinché nuovi comportamenti più efficaci prendano il posto di quelli da modificare. Spesso sopravvalutiamo quello che possiamo fare in un giorno e sottovalutiamo quello che possiamo fare in un anno… Semina un pensiero e raccoglierai un’azione, semina un’azione e raccoglierai un’abitudine, semina un’abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino. C. Reade Tratto dal sito Vivere RilassataMente

Il nido vuoto

Teodora è una mamma di un ragazzo di 25 anni e che viene al gruppo genitori che io frequento.
Ricordo tutta la sofferenza che ci ha raccontato quando dopo una vita dedicata al suo unico figlio questo si allontana sempre di più, per motivi di lavoro (lui dice) , e da Bologna decide di andarsene in Inghilterra.
“Sento molto forte il sentimento dell’abbandono” .
Teodora, abbassa gli occhi e poi guarda lontano quasi a cercarlo con lo sguardo. Quindi continua :
“Spesso mi chiedo se vale la pena vivere passando tutto il giorno in quel negozio maledetto… ore ed ore insignificanti che trascorrono giorno dopo giorno fino a quando viene sera… Così sera dopo sera… vivo la mia vita insignificante… trascorrendo giornate perse a vendere canottiere o mutande a signore anziane, facendo sorrisi falsi e compiendo gesti inutili e stanchi, perché è così che devo fare se voglio vendere… Questa è la mia vita inutile… e d’altronde se non fossi occupata con la merceria, che cosa farei?. Me ne starei a casa tutto il giorno a letto … stanca… stanca di non fare niente!”.
“ Da quando senti così forte questo sentimento di tristezza perche la tua vita è così insignificante?”
“Da quando Alex se ne è andato all’estero… non telefona mai … non viene mai a trovarci … niente … ormai io e suo padre non esistiamo più … Vhà! bene! Ho capito che i tuoi figli non sono tuoi  ma li metti al mondo e li fai crescere ma poi loro devono fare la loro strada… ma dico io almeno una telefonata… ogni tanto… per dire – Mamma e papà sto bene ormai! Qui non mi annoio mai … e tu come stai ? – Invece niente!... ed io sento molto la sua mancanza anche perché Alex è il mio unico figlio e non è che andandosene lui io ho altri figli di cui occuparmi. Cosa faccio io adesso da sola? … Aspetto di morire? … Non mi resta altro da fare che attendere che il Signore mi porti via …”. .. e con il fazzoletto che continuava a stropicciare in mano si asciuga gli occhi lucidi di pianto ed alza la testa quasi a voler allontanare quel momento di tristezza.
Siamo tutti in silenzio ad ascoltare quelle parole così piene di significato.  Parole di una mamma che mette a nudo i propri sentimenti.
“Cara Teodora” interviene Luisa,
“Anche a me è successo la stessa cosa… Pensa che io trascorrevo del tempo nella cameretta di Elena (mia figlia) per sentirmi più vicina a lei.
Anch’io ho sentito la mia vita inutile, e piangevo ed a volte ero così angosciata fino al punto da non desiderare vedere amici o andare al lavoro.
Parlare dei miei sentimenti, e ritrovare tutti quegli aspetti positivi che una maggiore libertà può offrire è stato molto importante per me. Nel frattempo, è importante continuare a frequentare gli amici, avvicinarsi al proprio partner, riscoprire interessi messi tempo prima nel cassetto perché questo è il nostro compito di madre.”
Poi Donatella chiede la parola “Ma i figli non sono tuoi, Teodora, i figli li metti al mondo ma non ti appartengono… li devi lasciar andare per la loro strada” .
“Sì, ma trascorri un’intera vita per accudirlo, poi seguirlo negli studi, e poi cercare di aiutarlo a superare quel periodo di adolescenza che è stato così complicato o addirittura tragico… ed ora dopo tutto quello che è stato… un’intera vita dedicata a lui … ora non telefona più e ci vediamo due volte all’anno … quando va bene!. .. Perché comunque Alex è fondamentalmente egoista.”
“ Ed io” riprende Luisa “ora per colmare questa solitudine cerco di sviluppare amicizie, hobby,  e  opportunità di dialogo e scambio di opinione come queste . Per me infatti è molto importante venire qui nel gruppo considerando anche che, mentre eravamo ancora tutti sotto lo stesso tetto, abbiamo messo da parte un po’ di denaro da spendere solo per gratificare e “coccolare” sia me che mio marito (viaggi, piccoli regali…) nel momento in cui saremmo rimasti soli. .. e così è stato. Perché immancabilmente poi succede naturalmente avendo la fortuna di arrivarci!.

Al telefono con Paola


08 ottobre’12

Paola:- ) Ciao! Hai visto la mia e_mail?
Laura:- ) Non ancora sono in corriera e devo arrivare in ufficio. Appena faccio pausa in ufficio ti mando una risposta.
Paola:- ) Tranquilla non c’è fretta cara Laura! Ma come stanno le tue figlie?
Laura:- ) Stanno moto bene ! Grazie. Sono cresciute in questi ultimi anni che non ci siamo viste. Ora sono delle belle ragazze.
Paola:- )  Sono sempre state belle le tue figlie! Adesso hai una nuova compagna?
Laura:- ) No. Non ho una compagna ma sorpresa delle sorprese sto con il tesoriere dell’Arcigay.
Paola:- ) Non ho capito … ma stai con un uomo o una donna?
Laura:- ) Sto con un uomo. .. è molto dolce e sensibile ed è un uomo! Ho scoperto di essere una bisex.
Paola:- ) Se vi volete bene questo solo conta. Penso che in fondo le Lesbiche DOC (quelle che non sono mai state con un uomo ) sono pochissime. Nella nostra vita possiamo cambiare e in fondo quando scegliamo di metterci in coppia con un’altra persona lo facciamo perché scegliamo l’altra persona non solo i suoi organi genitali. Io invece sono single ormai da anni. Per ora sto bene anche da sola.
Laura:- ) Io invece non sono capace di stare sola. Credo di avere problemi con la solitudine.
Per vivere da single bisogna avere un desiderio di autonomia e di solitudine che io non ho. Ho un continuo bisogno di mettermi in relazione con gli altri e quando sono sola sento che sto male.

Paola:- ) Vivete insieme?
Laura:- ) Si, viviamo insieme. E’ buono e dolce molto più di tante lesbiche e poi mi stima e sento che mi ama profondamente.
Paola:- )  Sono felice per te. 
Laura:- ) Poi mi fa sentire desiderata . . . e tu sei single per scelta o per destino?
Paola:- ) Un po’ per tutte e due. Sto bene da sola e poi non riesco a trovare la persona giusta. Da quanto tempo siete insieme?
Laura:- ) Da maggio 2012
Ora ti devo lasciare, sto entrando in ufficio e devo iniziare a lavorare .
Un abbraccio da Laura.
Paola:- ) Ciao, ciao…. Grazie.
Laura:- ) grazie a te!. E’ un piacere averti ritrovata ed aver parlato con te.
Nonostante la distanza per fortuna oggi ci sono mezzi di comunicazione economici e buoni. Ci vediamo presto. Un bacio e a sabato.  

Un'adolescente che grida "GUARDAMI!"


Caro Giovanni,
grazie per la serata di ieri sera è stata  molto bella ed interessante.
E’ proprio vero che quando si è in pochi è più emozionante e a volte escono le cose più profonde e confidenziali.
Io non ho parlato non perché non avevo niente da dire ma perché avevo troppe cose da dire!
Volevo parlare di Marika, della mia vita di coppia, dei miei sentimenti e frustrazioni ed invece non ho detto niente.
Muta guardavo inebetita gli altri e mi dicevo. “Che mal di testa! Quanti pensieri e sentimenti sono dentro di me ma soprattutto quante paure”.
Te ne sei accorto vero Giovanni ? Ti sei accorto del mio silenzi. Io però muta guardavo il soffitto e lasciavo che le ore trascorressero inesorabilmente.
Ero tra le mie paure.
Una delle paure più grosse abitavano nel mio cuore e nella mia mente e nella mia pancia ed io che cosa ho fatto?
Niente.! Sono stata raccolta tra le mie riflessioni . Perché?
Troppo difficile da dire. Soprattutto per una donna perfetta, orgogliosa ed arrivata professionalmente a certi livelli dirigenziali come sono io.
Solo ora riesco a dirti che ruzzolone ha rischiato la mia vita e quella di mia figlia Marika  ieri mattina.
Come ogni mattina mi sono alzata alle sei , ho preso i mezzi pubblici come sempre e come sempre sono andata in ufficio. Si prospettava davanti a me una quieta e noiosa giornata di lavoro in quell’ufficio solito con quelle pratiche tediose e ripetitive.
Quando alle 10 squilla il telefono. Era la scuola di Marika che chiedeva di venire a prendere la figlia perché aveva vomitato un po’ di sangue.
Prendo quindi l’autobus e mi precipito a scuola. Ti ricordi Giovanni, Marika la mia bambina? Ora è cresciuta molto sai? e si sta trasformando in una bellissima donna. Ti ricordi i suoi bellissimi occhi azzurri? Ora sono diventati ancora più luminosi e belli . Poi  a 14 anni ha già un bel seno perfetto ed un culetto grazioso che spesso dondola maliziosamente tutte le volte che passa vicino ad un ragazzo. Marika sa già di essere bella e io ho sempre pensato di passare i miei 45-50 anni ad aprire la porta ad una processione di ragazzi innamorati di lei.
Ma così non è stato.
Marika si è trovata un bel ragazzo di nome Alberto, e la processione non è neppure iniziata.
Ora, dicevo,  Marika, la mia bambina, l’ho portata di corsa al Pronto Soccorso dell’Ospedale e lì il medico mi ha tranquillizzata subito dicendo :”Non si preoccupi signora Laura, ieri sera mi ha detto che sua figlia ha preso un’aspirina per il mal di testa e probabilmente è stata proprio quella che ha provocato una piccola ulcera nel tubo digerente e che le ha fatto sputare quel muco sporco di sangue. Per essere sicuri però facciamo dei raggi per vedere che non sia qualcosa di più importante”.
“Grazie dottore!” … e già ero molto sollevata.
Un’infermiera si avvicina e molto gentilmente mi dice “Bene signora basta solo firmare qui perché dobbiamo assicurarci che la ragazza non è gravida prima di fare i raggi. Non si preoccupi è solo una formalità”.
Guardo Marika con uno sguardo investigativo “Firmo?” Ma lei a testa bassa si guardava incessantemente le scarpe come se avessero loro la facoltà di parlare e chissà cosa di interessante da dire.
“Firmo? Marika guardami negli occhi… Hai avuto dei rapporti non protetti in questo ultimo periodo?” .
Con un sussurro riuscì a dire “Sì!”
“Oh santo cielo!” . Cominciavo ad agitarmi.
“Come sì! Cosa vuol dire sì ?! Perché sì ?!”
“Non so … volevamo provare … Alberto continua a litigare con sua madre … e noi .. ormai siamo grandi! Io lo amo e voglio andare a vivere con lui… non so’ perché!”
E continuava a guardare quelle scarpe da ginnastica così sporche e scarabocchiate tipiche di una adolescente ancora bambina.
“Ma se siete entrambi minorenni!” Era la cosa più gentile e carina che ero riuscita a dire.
Parlare della paura che Marika, una bambina di 14 anni, mi rimanesse incinta di un “so tutto io!” e mi partorisse a 15 anni rovinandosi la vita. Troppo!
Mi spiace caro Giovanni ma ieri sera non ce l’ho fatta a parlare!
Un po’ di “cacarella” gli è sicuramente e giustamente venuta alla mia dolce Marika (ed io ho fatto di tutto per fargliela venire) quando seduta (o meglio agitata) sulla sedia del Pronto Soccorso aspettava il risultato del Test di gravidanza che per fortuna è risultato negativo.
“Ma non si può” dico io “ con una mamma che per precauzione ti regala i preservativi e ti invita ad usarli , non si può, senza un motivo apparente , avere dei rapporti a rischio. Oggi nel 2013 con tutto quello che si sa e con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione essere così leggeri! ”
Io mi chiedo perché? Che cosa le è passato in quella testolina per fare una cosa del genere? Perché oggi non è mancanza di informazione, non è ingenuità e non è neanche voglia di uscire di casa per avere più libertà (come poteva succedere una volta) ed allora che cosa è?
Perché una bambina di 14 anni e mezzo vuole buttare via l’età più bella fatta di divertimento e studio per “correre” verso sicuramente un sogno bellissimo ma che è giusto realizzare ad un’età più matura?
Perché non si riesce a godere del presente e si rincorre un futuro che arriverà ! Certo arriverà! Diamogli solo il tempo di arrivare!
Tutto questo mi ha fatto rimanere:
Muta.
Sconvolta.
E non so cosa rispondermi, come reagire.
Un abbraccio da Laura.
Giovanni mi ha risposto qualche giorno dopo semplicemente così:

“Cara Laura,
penso che la tua dolce bambina voglia solo dirti che è cresciuta e sta diventando donna. Forse è meglio farle capire che hai capito che lo è!
Un abbraccio da Giovanni"

lunedì

Cosa sono i Nuovi Stili di vita

 


I nuovi stili di vita stanno diventando sempre più gli strumenti che la gente comune ha nelle proprie mani per poter cambiare la vita quotidiana e anche per poter influire sui cambiamenti strutturali che devono accadere mediante le scelte dei responsabili della realtà politica e socio-economica.

I nuovi stili di vita vogliono far emergere il potenziale che ha la gente comune di poter cambiare la vita feriale mediante azioni e scelte quotidiane che rendono possibili cambiamenti, partendo a un livello personale per passare necessariamente a quello comunitario fino a raggiungere i vertici del sistema socio-economico e politico verso mutazioni strutturali globali.
Gli obiettivi
  1. Nuovo rapporto con le cose: da una situazione di servilismo alla relazione di utilità, dal consumismo sfrenato al consumo critico, dalla dipendenza all’uso sobrio e etico.
  2. Nuovo rapporto con le persone: recuperare la ricchezza delle relazioni umane che sono fondamentali per la felicità ed il senso della vita, costruire rapporti interpersonali non violenti e di profondo rispetto della diversità, educare all’alterità non come minaccia ma come ricchezza, superare la solitudine della vita urbana con la bellezza dell’incontro e della convivialità.
  3. Nuovo rapporto con la natura: dalla violenza ambientale al rispetto del creato, dalla mercificazione della natura alla relazione con “nostra madre terra”, dall’uso indiscriminato alla responsabilità ambientale.
  4. Nuovo rapporto con la mondialità: passare dall’indifferenza sui problemi mondiali alla solidarietà e responsabilità, dalla chiusura e dal fondamentalismo all’apertura e al coinvolgimento, dall’assistenzialismo alla giustizia sociale, dalle tendenze nazionalistiche all’educazione alla mondialità.
I tre livelli e il processo di azione
I nuovi stili di vita non intendono coinvolgere solamente la sfera personale della vita, ma devono allargarsi alla dimensione comunitaria (come sottolinea il n° 155 del sinodo della diocesi di Verona Che cercate? 2002-2005: “Si richiede l’attenzione a stili di vita sobri e coerenti: questa attenzione non può essere limitata alle scelte dei singoli, ma deve coinvolgere l’intera comunità ecclesiale, le sue componenti (parrocchie, associazioni, istituti religiosi) e le sue strutture anche nella gestione degli spazi e delle risorse economiche) sia ecclesiale che sociale, e fino al cambiamento dei sistemi e delle strutture socio-economiche, politiche e culturali.
  • a livello personale e familiare mediante pratiche e comportamenti quotidiani e possibili;
  • a livello comunitario e sociale attraverso scelte e azioni collettive, coraggiose e profetiche, adottate dalle chiese e dai vari settori della società civile;
  • a livello istituzionale e sistemico mediante decisioni e delibere politiche (leggi, trattati, concordati, costituzioni…), che obbligano le varie istituzioni socio-economiche e culturali a scelte e cambiamenti strutturali.
Il processo di azione avviene mediante il movimento dal basso verso l’alto e non tanto il viceversa. Questa è la dinamica efficace dei nuovi stili di vita perché quando le nuove pratiche diventano azioni della gente e tanto più scelte di massa anche i vertici e le strutture delle istituzioni politiche ed economiche vengono coinvolti al cambiamento. L’altro dinamismo è la circolarità dell’azione: non esiste tanto la gradualità dei livelli ma la circolarità, ossia l’uno arricchisce e stimola l’altro in modo circolare.

Decrescita

 

La Decrescita (DEL PIL): passare da una politica che ha come obiettivo il far aumentare il PIL diminuendo il benessere dei cittadini ad una politica che mira ad aumentare il benessere dei cittadini non del PIL.
 Cosa hanno in comune l’alluvione del Veneto, il terremoto d’Abruzzo del 2009, la marea nera nei mari della Louisiana del Giugno 2010, l’uragano Katrina del 2005, le alluvioni del Brasile del marzo 2010?
Queste catastrofi comportano un significativo incremento delle merci scambiate con denaro e quindi, inevitabilmente nel tempo, un incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL).
Sembra assurdo, ma disastri simili migliorano l’indice che la Politica utilizza per convincere i popoli di quelle stesse nazioni che in esse si vive meglio. In realtà il PIL è un indicatore ormai sterile che non tiene conto di molteplici elementi che sono poi il vero cardine dello “star bene” di un popolo. Nel PIL non si conteggiano, per esempio, le cure che le famiglie prestano ai propri anziani o quelle della mamma rivolte al proprio figlio. Non include il lavoro casalingo e il volontariato.
 Non considera quei beni donati, barattati, riciclati e aggiustati. Non tiene conto della qualità dei rapporti tra le persone. Non misura la “felicità” dell’uomo. Robert Kennedy, nel 68 diceva: Non possiamo misurare i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute, della qualità dell'educazione o della gioia dei momenti di svago. Non comprende la bellezza della poesia o la solidità dei valori familiari, o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti, o la giustizia nei nostri tribunali. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
 Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Alla luce della presa di coscienza che il PIL non è più un indicatore sufficiente a misurare le performance di una nazione evoluta, come potrebbe essere un qualsiasi Paese d’Europa, alcuni tecnici stanno cercando di definire un nuovo parametro: il BIL, Benessere Interno Lordo. Il BIL è un indicatore che cerca di misurare la qualità della vita dell’uomo e della comunità in cui vive. Nella sua definizione si considerano le condizioni di vita materiali, l'aspettativa di vita, il tasso di iscrizione universitaria, la partecipazione alla vita politica, l’ambiente, il tasso di criminalità e i rapporti sociali. Un incremento del PIL spesso si traduce in una diminuzione del BIL. Ad esempio, si può avere un alto prodotto interno lordo in una zona con alto tasso di criminalità, fattore che deprime il BIL. Il BIL locale è una sfida per quei sindaci che si vogliono distinguere dal qualunquismo politico degli ultimi decenni. Una sfida che certamente permetterebbe di pianificare una più sana politica comunale basata sulla sobrietà, sulla creatività, sul buon senso e sul buon gusto.
Dimenticavo, anche star fermi in coda un paio d’ore con la propria auto o fare un incidente incrementa il PIL, facendo sì felice qualche politico romano, ma non voi e quindi: De-PIL-iamoci! www.simonezuin.it
QUESTO BLOG NON E' UNA TESTATA GIORNALISTICA: VIENE AGGIORNATO CON CADENZA CASUALE A SECONDA DEGLI UMORI DELL'AUTRICE. PERTANTO NON E' E NON VUOLE ESSERE UN PRODOTTO EDITORIALE, AI SENSI DELLA L. 62 DEL 07.03.2001, BENSI' UN SEMPLICE DIARIO PERSONALE E CONDIVISO DI CHIACCHERE IN LIBERTA'. Ogni persona o luogo citato nei post/racconti del diario è da considerare frutto di fantasia e se corrisponde a persone o fatti accaduti ciò è puramente casuale.