giovedì

Osteoporosi - prevenzione e cura con alimenti ed esercizio fisico.

Incontro tematico con il dott. Domenico Gullotta  e dott. Ciaraldi per 
Lunedì 22 e martedì 23 aprile ore 20.45.
Carissim* amic*,
FIDAPA e sinpatizzanti, vi ricordo il prossimo importante incontro sulla salute:

Osteoporosi - prevenzione e cura con alimenti ed esercizio fisico.
programmato al Castello di Bevilacqua a BEVILACQUA per  Lunedì 22 e martedì 23 aprile ore 20.45 con i medici ortopedici dott. Domenico Gullotta  e dott. Ciaraldi e in seconda serata con alcuni professionisti del Corpo di Ballo della scuola ARTHR MURRAY di Verona.
Vi aspettiamo tutt*!.
Passate parola per essere informat*.

GRAZIE e Baci da Marisa ed Ornella

mercoledì

Un pugno di mosche


Apro il giornale e come succede spesso ultimamente tra le pagine di cronaca leggo di articoli che parlano di suicidi a causa delle difficoltà e della crisi economica.
Civitanova Marche, coniugi si impiccano per la crisi. Lasciano un biglietto di addio: «I nostri corpi sono nello stanzino» null’altro sentivano il bisogno di dire e poi più nulla per loro.
Crisi, solitudine e difficoltà economiche, hanno ucciso anche oggi .    In questo periodo di recessione c’è tanta gente sola che non sa a chi chiedere aiuto, ma non solo per motivi economici ma anche per motivi di solitudine  e di tristezza.
Ieri a Venezia, Un altro dramma legato alla crisi : un 46enne ex imprenditore si è tolto la vita a Spinea (Venezia). Sembra che alla base del gesto ci siano  problemi economici, ma l'uomo non avrebbe lasciato alcun biglietto di spiegazione. È stato accertato, però, che aveva chiuso l'attività di termoidraulica circa tre anni fa, ma i debiti accumulati, avevano portato al pignoramento della casa e dell'azienda.
Spiegare, Perché?  Probabilmente non serve! Chi deve capire capisca!
Una settimana  fa un dipendente di una azienda di occhialeria aveva paura di perdere il lavoro, quel timore era diventato un'ossessione tale da portarlo a togliersi la vita. Vittima un 46enne di Feltre (Belluno), trovato senza vita in un boschetto nell'area di Pedavena. L'uomo si era allontanato da casa nel pomeriggio, la famiglia allarmata ne aveva denunciato la scomparsa. Lo hanno trovato dopo alcuni giorni morto ormai in stato di decomposizione. 
Ormai si parla di strage di imprenditori e lavoratori che sono stati indotti al suicidio dalle banche e dalla crisi.
La politica tace e la strage continua.
E’ passato soltanto un anno da quando Antonio,  49 anni, si è sparato un colpo alla testa dopo alcuni anni di isolamento e silenzio interrotti solo dalle telefonate delle banche e dalle lettere degli avvocati che lo assillavano per i pagamenti non eseguiti e la minaccia di una vita fallita miseramente. Finalmente si è deciso anche lui di porre fine ad una vita di sofferenze. 
  Con la stessa serenità con cui ci si alza tutte le mattine Antonio si era fatto la barba ed aveva fatto il bagno mettendosi una goccia di profumo. Poi aveva messo il suo vestito  migliore e si era guardato allo specchio.
- Ci si presenta puliti per incontrare la morte.
Era un’ alba calda di luglio quando Antonio  si era incamminato verso il cimitero dove ha salutato i suoi parenti morti e sepolti  nel cimitero a due passi da casa. Davanti alla  tomba di famiglia era riuscito a bisbigliare.
- Ci vediamo tra poco, mamma, papà, cara sorella … a fra poco, finalmente vengo anch’io a riposare con voi.
E’ salito in macchina, con lentezza, si è avviato verso la cooperativa agricola  che lui aveva fatto nascere, aveva visto crescere e nella quale aveva scelto di morire. 

Arrivato,  entra nel  magazzino con nella  mano destra il fucile e nella sinistra la  ventiquattrore piena  di pagamenti non effettuati e debiti non incassati.  Trovato un luogo un po’ in disparte  ha appoggiato il fucile per terra, si è inginocchiato e si è messo la canna in bocca. 

- Basta un colpo, - pensa - un colpo deciso e fermo e per me  è finito tutto. Morto. Per sempre morto definitivamente.
Sta per premere il grilletto quando due mosche lo distraggono e lo infastidiscono. In quel posto pieno di mele marce delle mosche  che ti girano attorno sono una cosa normale. Si appoggiano una sopra l’altra, sulla sua mano, stanche di volare o forse desiderose di fare l’amore. Sono due mosche, come tante. Lui con un gesto veloce le afferra entrambe chiudendole nel suo pugno fermo.
-          Prese - pensa tra sé e sé.
- Stupide mosche, ora siete mie prigioniere - sussurra grato al destino per questa ultima piccola rivalsa.
 - Dopo tutto questo mio lavorare assiduo, dopo tutto questo mio correre e rincorrere soldi e denaro, tempo e lavoro, fregare e farti fregare eccomi qui solo con in mano un pugno di mosche. E’ questo quello che mi merito.
Le mosche continuano impazzite a muoversi dentro la sua mano con un “Zzzz” fastidioso ed ininterrotto.
 - Cosa volete piccole mosche sporche che mangiate le mele marce e camminate sulla merda puzzolente?
 - Volete forse che vi lasci andare? Certo ! è questo che volete! Ma sapete che questo non succederà perché è arrivato il vostro momento … il momento di morire.
 - Zzzzz -  rispondono le mosche sempre più agitate.
 - Cosa volete ancora? -  sussurra alle mosche che si muovono dentro il suo pugno chiuso  
- Mi dite di farla finita vero? E’ insopportabile rimanere lì in attesa che qualcuno si decida a schiacciarti vero? – sorride ironico.
 - Perché lo dovrebbe fare?... è vero non c’è nessun valido motivo è solo la legge del più forte… mi spiace … niente di personale.
E chiude il pugno con uno strano sentimento di piacere. Poi con le mani ancora sporche del corpo schiacciato delle mosche, rivolta l’arma verso se stesso e pone fine alla sua inutile vita.
Uno sparo è bastato un solo sparo e poi silenzio. Nell’aria solo silenzio.
La sera prima Antonio  aveva salutato per l’ultima volta  sua figlia maggiore Luisa  e la sua unica nipote Eliana, ed aveva mandato un sms di addio al suo ex compagno Bruno.
La sera prima, prima di andarsene a letto per dormire la sua ultima notte dopo tanto tempo aveva pregato e aveva dato un bacio sulla fronte del Gesù crocifisso.
-          Anche a tè, te l’hanno fatta sporca quella volta! Addio mondo! Chissà se ci sarà una prossima vita che possa riscattare questa. Addio figlia! Addio Bruno amore proibito che non sei riuscito a capire la mia disperazione ma che in fondo a modo tuo mi hai amato tantissimo. Addio, e cerca almeno tu  di non farti schiacciare dagli eventi.
 Poi chiuse gli occhi, solo nel suo letto e pianse in quella sua ultima notte insonne.
Ma non disse niente. Perché non aveva più niente da dire, non c’era niente da spiegare. Cosa serve scrivere a persone che mai avrebbero capito, e che forse sapendo avrebbero fatto qualcosa per fermarti? No! Non voleva rischiare di essere fermato. Inutile spiegare la follia di una vita fatta per accumulare denaro e poi invece tutto finisce e tutto tace. Voleva che finisse tutto senza lasciare traccia. Neppure un biglietto di addio voleva lasciare dietro di sé. Voleva solo essere dimenticato il più velocemente possibile.
La sua è stata davvero una scelta. Una scelta a lungo riflettuta, preparata, accompagnata dalla stesura di un’agenda scritta in dettaglio. È proprio questo memoriale a rivelarci un percorso che nulla ha a che fare con  la crisi di un momento. La sua è un’uscita di scena consapevole, programmata  e razionale. È la decisione di una persona che ha vissuto pienamente coltivando sino alla fine le sue due  uniche passioni:  il lavoro e la politica e portando con sé il segreto di un amore che non aveva potuto rivelare a nessuno.
Questa vita maledetta, piena di menzogne, e amori impronunciabili in parte ispiratrici anche di quest’ultimo gesto.
Il suo è stato un salto nel vuoto di chi non sa adeguarsi alla legge della violenta competizione del mercato, della falsità dell’immagine da presentare al mondo e non accetta la sconfitta. Questo è stato il suo ultimo gesto.
 A un anno dalla scomparsa di Antonio, ancora ora per Bruno (il suo ex compagno) è incomprensibile  il suo gesto. Solo ora Bruno capisce perché spesso lo vedeva immerso nei suoi lunghissimi silenzi ed alla domanda:
- Cosa hai? – Lui rispondeva sempre – Niente!
 Antonio non voleva parlare del suo desiderio di assaporare con la morte la libertà da questa economia che schiavizza. Perché se è vero che non decidiamo dove e quando nascere c’è chi vuole avere la libertà di scegliere dove e quando morire.
Bruno si era accorto che Antonio alla fine della sua vita ha compiuto quel gesto estremo perché era entrato da tempo nel tunnel della depressione. Una depressione che toglie la possibilità di trovare soluzioni alternative. Bruno aveva capito che questo gesto estremo alimentato da una situazione economica disastrosa, ed ad una situazione sentimentale insostenibile era nato nella mente di Antonio e nella sua anima da tempo fragile e vulnerabile.

Bruno aveva intuito che Antonio non voleva avere la possibilità di essere aiutato ad uscire dalla sofferenza della depressione.
Così Bruno lo aveva lasciato al suo destino. Ora un grande ed ingiusto senso di colpa lo stava tormentando e non lo avrebbe mai abbandonato sino alla morte. 

Luigia.

lunedì

Curarsi da soli ( Servizio di sostegno gratuito)

In questo momento di grave crisi che non risparmia nessuno e che rischia di essere
permanente, l'ASPIC spera di fare cosa gradita alle comunità a livello nazionale, mettendo
a disposizione un servizio di sostegno e assistenza solidale GRATUITO accedendo al
portale:
Il sito è indicato per tutte le persone propense al Self-Help / AutoAiuto.
Il sito consente di ricevere tempestivamente un pronto soccorso per problematiche personali.
Va suggerito inoltre a tutti coloro che:
- stanno male e che ignorano, minimizzano o negano i loro stati di disagio;
- che non hanno le possibilità economiche per farsi supportare dai professionisti dell'aiuto;
- che hanno pregiudizi, sono diffidenti o che non hanno ancora preso in considerazione di  farsi assistere per effettuare un cambiamento utile.
Chiediamo gentilmente a tutti coloro che leggeranno questo avviso di farsi promotori con il passaparola, a parenti, amici e conoscenti di questa iniziativa di grande utilità e solidarietà sociale.
Vi ringraziamo in anticipo per il vostro contributo divulgativo sociale.
Cordiali Saluti
La segreteria Aspic Venezia
Email: info@aspicvenezia.org
Tel. 041-950942
 In collaborazione con
ASPIC Roma
Barbara Quintarelli
E-­‐mail: aspic@mclink.it
www.scuolaspecializzazionepsicoterapia.it
http://www.aspic.it
Tel. 06.5926770-­06.5926763

sabato

Vivere per far si che si realizzi la mia identità


Dobbiamo far attenzione,  alle aspettative degli altri che spesso fingiamo essere  nostre ma in realtà non ci appartengono. Provare a mettersi nei panni degli altri è un’operazione che pochi sanno fare.
I miei  panni, infatti,  mi erano stati cuciti addosso dai miei genitori ed io non avevo condiviso  molte delle scelte che i genitori avevano preso per me.
Li ho  indossati come un manichino per anni finchè qualcosa dentro di me non ha iniziato a premere.
C’era in me  l’esigenza di trovare un mio stile, un mio essere donna. Avevo bisogno di ritrovare me stessa.
Tutto  si è fatto più pressante a quarantacinque anni quando la mia vita mi è apparsa di colpo per quello che era: un deserto in cui la “pianta di Caterina”, la mia pianta interiore, non poteva fiorire.
 Come nutrire quel deserto che sentivo dentro e sbocciare?
Per tutta una intera settimana mi sentìi strana poi nel buio tra le lenzuola finalmente piansi.
 Ecco le lacrime mandate da una “provvidenza” interiore che sa sempre cosa mi serve.
Ecco  le lacrime che bagnano la mia anima in fin di vita assetata di conoscersi.
 Una improvvisa tristezza mi ha fermato e mi ha separato dalla routine quotidiana.
Ecco le lacrime che mi hanno  messo di fronte a me stessa.
Tutte quelle lacrime non sono  state  un  semplice intoppo ad una carriera di successo, come ha pensato  mia madre.
Madre ,  che in buona fede rivoleva subito indietro la sua figlia efficiente, a colpi di psicofarmaci.
Tutte quelle lacrime sono state un’occasione da cogliere al volo per far rinascere la mia  originalità, il mio essere unica ed irripetibile.
Io infatti  in quella notte liberatoria ho avuto l’intuizione giusta:
 Sparire.
Quel sabato mattina, fui svegliata  da una specie di impulso improvviso che mi  spinse ad alzarmi e a prepararmi per SPARIRE.
 Misi un po’ di canotte e dei pantaloni in una valigia e la lasciai cadere fuori dalla finestra. Poi come se niente fosse andai  in cucina.
-          Come mai già sveglia Caterina? – disse mia madre. – Oggi è sabato.
-          Sì, ma mi ero dimenticata di dirti che ho un impegno, - risposi  tutto d’un fiato, senza sapere neppure ciò che dicevo.
-          Ah, e dove vai?
-          Da un’amica che abita un po’ lontano. Non tornerò a pranzo.
Perché avevo parlato così? Io non ho nessun impegno, con nessun’amica.
Eppure uscii, presi la valigia,  salii in macchina e partii.
Mi sentivo tesa al massimo,  desiderosa di arrivare alla mia meta, anche se in quel momento non sapevo affatto di che meta si trattasse.
Sapevo solo che c’entrava il mio pianto, che me ne sarei andata al mare, che lì mi aspettava finalmente qualcosa d’importante.
Macinai chilometri su chilometri, strada su strada, e mi pareva che qualcuno mi guidasse.
Seguivo l’impulso che mi aveva spinto, quel mattino, ad alzarmi ed a mettermi in viaggio senza sapere esattamente per dove.
Avevo perfino finto di ignorare la domanda di mia madre, quando mi aveva chiesto in quale luogo preciso stessi andando.
Non lo sapevo neppure io!
Arrivai al mare dopo qualche ora
Parcheggiai l’auto in una piccola piazza che non avevo mai visto, poi mi avviai verso la spiaggia. Ormai la stagione volgeva al termine e non c’erano quasi turisti. In particolare il tratto di spiaggia dove mi trovavo era deserto. Sentivo il cuore in gola mentre mi avviavo, con passi sicuri, e potevo vedere il mare, gli scogli, animata da una sensazione di speranza, di gioiosa aspettativa.
Mi pareva addirittura di riconoscere quei luoghi, pur sapendo che non vi ero mai stata prima.
Vidi un bel scoglio più grande degli altri e mi arrampicai.
Arrivai sin quando l’acqua incominciò a lambirmi le caviglie, avevo lasciato le scarpe in riva al mare.
Ero sorpresa.
Mi guardai attorno.
Mi issai sullo scoglio, chiusi gli occhi, come in attesa.
Ad un certo punto vidi una donna avanzare verso di me. Capelli corti, occhi neri figura magra.
-          Anche tu una turista ritardataria?
Quella voce mi fece sobbalzare.
-          No, sono qui solo oggi, od almeno credo … diciamo  turista improvvisata … - balbettai.
La guardavo, stupefatta di tanta bellezza anzi direi  eleganza tra quei lineamenti marcati, in preda ad una emozione inspiegabile, col cuore che mi batteva all’ impazzata.
-          Ogni  mattina io vengo  qui per ammirare questo tratto di spiaggia e questo scoglio … e poi in realtà aspetto che si avveri la leggenda ….
-          Come ? - trasalii
-          Non sai della leggenda? – disse sorridendo felice di aver attirato la mia attenzione.
-          Quale leggenda?
-          Tempo fa, proprio all’ inizio della stagione, ero venuta qui sola, ed un pescatore mi ha raccontato di una leggenda e diceva che avrei incontrato qui la donna della mia vita, basta solo avere pazienza, crederci ed aspettare perché questo sarebbe accaduto.  Infatti non accade a tutti ma solo a chi ci crede veramente ….
-          Ma cosa stai dicendo ? – dissi accompagnata da una fragorosa risata!.
Ridemmo entrambe come se fossimo amiche da sempre.
-          Piacere sono Tania
-          E io Caterina, piacere.
Ci stringemmo la mano . Sentivo accanto a me una presenza forte, viva e rassicurante, pronta ad aiutarmi.
-          Allora non conosci la leggenda che si racconta di quel scoglio?
-          No non la conosco …
-          La leggenda dei due amanti della scogliera, che  sono morti qui, dicono per mano del marito di lei  che sessant’anni fa uccise entrambi in seguito ad un attacco di gelosia.  Un uomo potente del tempo passato che non fu mai accusato di niente e che per questo la loro morte fu sempre rimasta inpunita. Perlopiù viene considerata solo una diceria. Eppure qualcuno ci crede davvero.
-          E dove sono morti?
-          Proprio lì dove sei seduta tu ora. Poi trascinati dalla corrente il loro corpo non è stato più ritrovato. Quando c’è vento dicono che si senta ancora l’eco delle loro voci o meglio delle loro grida qui tra gli scogli perché il loro spirito è rimasto qui nel luogo del loro amore e luogo della loro morte. Quello spirito che fa si che chiunque si sieda sopra quello scoglio riesca a guardarsi dentro ed a trovare il vero amore.
-          E tu ci credi?
-          Io ? donna del ventunesimo secolo, ho voluto crederci. Sarà che vivo nel passato, visto che sono una bibliotecaria e mi occupo di antichi volumi; sarà che sono una persona sensibile ai misteri del passato, ma … mi piace credere che sia così.
Ero frastornata, mi pareva di vivere in un sogno.
Gli raccontai molto di me, della mia fuga, del mio fidanzato che ormai non amavo più, delle mie sensazioni strane, dei miei pianti , via via sino a quell’impulso che quel mattino mi aveva spinta a mettermi in viaggio.
Lei mi sorrise e mi parlò anche lei di se’, della sua solitudine e tristezza e delle sue fantasie.
Tania era una bella donna, dimostrava qualche anno più di me e possedeva uno sguardo magnetico, che mi attraeva terribilmente.
Parlammo molto, durante il pomeriggio ed il giorno seguente ancora e poi il giorno dopo ancora.
Finalmente mi stavo liberando di quel peso e di quelle catene che mi portavo dentro.
Finalmente parlando della mia vita arida come un deserto  ero riuscita a piangere di nuovo e poi a ridere per rifiorire dentro.
Fuggire dai miei  genitori, che avevano riposto su di me troppe aspettative è stata la cosa giusta. Incontrare Tania e quel suo apparire e  dileguarsi mi ha mostrato come le lacrime stavano solo innaffiando il mio “terreno”.
Ora dopo tutti quei tramonti vissuti al mare con Tania e tutti quei bagni ristoratori  sta a me far crescere la pianta  della mia anima. Il gesto di allontanarmi  e di stare a guardare  quel mare  limpido  mi ha riportato alla vita .
Trascorsi quasi un mese accanto a quel mare, a quello scoglio ed a Tania e  in quei momenti “senza tempo” cambiai  mentalità e trovai  il modo di trovare finalmente un po’ di me stessa e della mia creatività lontano dalle mie passate  giornate vuote e cupe. Tania mi ha insegnato ad amare e  a vivere  per far si che si realizzi la mia  identità, la mia  unicità, non per diventare come gli altri, o come ci vogliono genitori e fidanzati ma per diventare come vogliamo noi.
Infatti la mia  identità  non  è importante  che sia un’identità “di successo”, così come voleva mia madre, ma  importa che mi faccia   sentire  a posto “nei miei  panni”.
Ora so guardare dentro di me e far vedere la Caterina che voglio  portare nel mondo. 

mercoledì

Camper d'epoca Fiat 238 (1980)

 Camper d'epoca Fiat 238 (1980)
2.000 € no trattabili.
Vendo camper FIAT 238  dalla Rimor, immatricolato nel 1980 e in buone condizioni meccaniche e discrete di carrozzeria (nessuna infiltrazione o ruggine strutturale, solo la vernice ormai vecchiotta).
Sono state recentemente cambiate:
- olio motore, olio cambio, antigelo, cinghie accessori e distribuzione
Il bagno non è dotato di scarico delle acque sporche (ricordo che è un modello di ormai 35 anni fa!) quindi c’è un bagno chimico  per poter fare campeggio libero.
- E’ dotato di impianto fotovoltaico da 100 W per mantener cariche le batterie, con centralina di controllo.
- Posti omologati nr. 4
- 3 posti letto nel camper ed una culla
- due plafoniere con lampade ad incandescenza 12 e 220 Volt
- una plafoniera è stata sostituita con una lampada fluorescente 12 Volt
- super accessoriato con riscaldamento (stufa a gas funzionante)
- piano cottura a gas - 2 fuochi
- frigo trivalente (gas, 12 e 220 volt)
- impianto a gas con bombole 3,5 Kg Camping Gaz - una bombola ancora sigillata in omaggio
- 2 batterie (una per l'avviamento ed una per i servizi), con ripartitore di carica e caricabatterie 220 v0lt permanentemente collegato
- impianto elettrico 220 Volt
- invertitore 12 Volt CC -> 220 V CA 150 W per uso occasionale
- radio digitale con mangianastri
- alimentazione motore impianto GPL (serbatoio sul tetto litri 35) + benzina
- dimensioni massime camper: altezza da terra mt. 2,40 / lunghezza compreso la cabina mt. 5,128 / larghezza mt 2,060
Telefonare allo  3457153230 per informazioni e visione del camper senza impegno, a ore pasti.
Per maggiori informazioni  Invia Email

martedì

Sul corriere della sera parlano di noi!! ... noi eravamo LI!


Dall'articolo:

C’è invece chi il matrimonio «vero» lo ha appena celebrato, come Luigia, 49 anni, e Raffaele, 50, arrivati per l’occasione da Verona, dove appena un mese fa si sono sposati con rito civile: «Siamo una coppia etero, entrambi tesserati Arcigay e volevamo assolutamente esserci per solidarietà, perché è giusto che tutti possano scegliere cosa fare della propria vita».

La citazione non è letterale - ma siamo d'accordo che tutte le coppie devono potersi sposare, e che siamo venuti a Bologna per solidarietà, ed anche perché volevamo ripetere quello che ci ha reso felici, cioè il matrimonio.

Speriamo che tutti voi siate presto altrettanto fortunati.
Visualizza traduzione


Matrimonio di massa al Cassero
Repubblica Bologna è su Facebook e Twitter

Settantotto coppie, la scorsa notte al circolo Arcigay Il Cassero di Bologna, hanno compilato le pubblicazioni, posato per le foto di rito e infine pronunciato il fatidico "sì", unendosi in matrimonio secondo il rito della "Libera repubblica del Cassero". Un matrimonio di massa, insomma, a metà strada fra la provocazione, la sollecitazione politica e la festa. L'iniziativa "Stasera mi sposo" è stata promossa dallo storico circolo bolognese per sollecitare la politica all'estensione del matrimonio civile alle coppie omosessuali. A sostenere la causa c'erano anche molte coppie eterosessuali. (Foto Borella/Eikon)

venerdì

Due complici, pure sorelle!!


Felice, mi sedetti sul divano godendomi lo strano silenzio che regnava in casa. Non c’era nessuno che litigava, niente musica assordante e nessuno che chiacchierava al telefono ad alta voce .
Questa sì che era vita!
Respirai profondamente godendomi quella tranquillità. Pure Fiocco, il nostro cagnolino, era stato portato fuori dalle figlie e non mi scodinzolava insistentemente, tra le gambe, chiedendo attenzione.
Pace.
Sorrisi pensando che avrei potuto leggere un buon libro in tutto relax, oppure mi sarei potuta guardare un po’ di Internet mentre aspettavo che le figlie tornassero dalla biblioteca del quartiere.
Quella mattina mi avevano detto che dopo la scuola sarebbero andate in biblioteca per fare una ricerca. Tutte e due dovevano fare una ricerca eppure frequentavano classi diverse, con insegnanti diversi ed immaginavo compiti diversi.
Ma! Facciamo finta di crederci!
Ne ero rimasta stupita infatti, ma avevo subito espresso la mia approvazione immaginando quelle ore di calma. Marika ed Eleonora erano le mie due figlie avevano quattordici e diciassette anni e negli ultimi tempi il nostro rapporto era diventato un campo minato.
L’adolescenza era un’età difficile.

Le mie due tenere bimbe con le treccine o la coda sbarazzina erano scomparse e al loro posto mi ero ritrovata due ragazzine a volte vivaci ed a volte imbronciate e scontrose. Le mie bimbe se n’erano andate assieme al cavallo a dondolo e alle bambole che prima riempivano la loro stanza. Ha iniziato prima Eleonora a quattordici anni ad interessarsi di vestiti e cosmetici e non si staccava un attimo dal cellulare. Poi l’ha imitata Marika che studiava la sorella molto più della matematica e ripeteva inesorabilmente tutto quello che la maggiore faceva.
All’inizio di questo cambiamento Marika ci provava ogni tanto a chiedere ad Eleonora di giocare ma la risposta era sempre la stessa.
- Non voglio! Io sono grande ora, perché non vai a giocare con la mamma o con qualche tua amica?
- Ma la mamma non sa giocare! non capisce niente di quello che vuole la Barbi e poi non è neanche capace di farla sedere! Cade sempre quando la fa sedere lei.
- Non voglio ti ho detto devo andare a portare fuori Fiocco, non vedi che gli scappa la pipì?
Effettivamente Fiocco, il nostro cagnolino, scodinzolava e saltellava tutto eccitato perché aveva capito che ora toccava a lui uscire.
- Vengo anch’io.
- No! Tu no! Tu resti qui a far compagnia alla mamma. Non vorrai lasciarla da sola?.
Mettendo giù la spazzola perché aveva appena finito di pettinarsi i suoi lunghi capelli castani, si metteva una matita nera sotto gli occhi e due orecchini grandi che si nascondevano tra i capelli. Una bellezza mediterranea resa ancora più luminosa da quel glass che si metteva sulle labbra che circondavano quei splendidi denti bianchi in quella bocca che sorrideva spesso maliziosa per quella piccola donna sbocciata forse troppo in fretta.
Ogni sera assistevo sempre alla stessa scena. Avete presente la canzone “fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” ?. Uguale.
Eleonora aveva adottato lo stesso sistema solo che al posto del latte c’era il nostro cagnolino Fiocco, che inconscio della sua grande qualità di non saper parlare usciva tutte le sere gongolante.
Sorrisi tra me e me ripensando a quei comunque bei momenti.
- Magari qualcosa sarebbe cambiato prima o poi, pensai speranzosa.
Era la prima volta che le ragazze mi chiedevano di andare in biblioteca per fare i compiti e questo era già un buon segno . Forse stavano finalmente diventando persone mature.
Afferrai il mouse e sprofondai in poltrona per guardare la posta. Una mezz’oretta dopo, squillò il telefono.
Andai a rispondere un po’ seccata e distratta.
- Buonasera, - mi salutò una voce femminile.
- E’ lei la madre di Eleonora e Marika?.
Aveva fatto la domanda giusta per avere tutta la mia attenzione.
- Sì, sono io, mi dica, - risposi in ansia.
- Chiamo dalla biblioteca. Eleonora e Marika stanno disturbando tutti, qui. Ho dovuto mandarle fuori dalla sala lettura ma forse è meglio che venga a prendersele immediatamente.
- Che cosa fanno ?
- Parlano ad alta voce e si fanno beffe dei miei rimproveri. Inoltre … ecco, stanno tenendo un comportamento inappropriato con due ragazzi.
- Arrivo subito.
Presi le chiavi della macchina e uscii di casa furiosa.
- Ma come vanno d’accordo quando devono combinare disastri! Che stupida che ero stata a fidarmi di loro, - pensai mentre raggiungevo la biblioteca.
Le ragazze da ormai qualche anno avevano iniziato a crearmi problemi. “E’ l’adolescenza” Mi dicevo “Passerà… speriamo che passi velocemente!”
Sono bastati cinque minuti per arrivare! La mia seicento bianca funziona bene ancora ed ha capito quando deve correre!
C’era una signora a una scrivania all’entrata.
- Buongiorno, sono la mamma di Eleonora e Marika – mi presentai, vergognandomi un po’.
- Le sue figlie sono fuori nel cortile, - rispose la donna con aria di disapprovazione, mentre mi indicava la direzione in cui andare – Le ho mandate fuori perché continuavano a disturbare.
Annuii e tirai dritto, seguendo il suono delle risatine di Eleonora, che avevo riconosciuto.
Quello che vidi due secondi più tardi mi fece salire il sangue alla testa e se fossimo stati a casa avrei sicuramente iniziato a urlare.
Le ragazze erano sedute con sulle ginocchia un PC portatile e stavano guardando un sito di gossip. Marika cercava di accendere una sigaretta e rideva ed Eleonora era appollaiata in braccio a un ragazzo che gli cingeva la schiena con un braccio.
Mi davano le spalle, quindi non mi avevano ancora visto entrare nel cortile.
Una loro amica, che era girata verso di me, invece mi vide e cercò di avvisare Marika, ma ormai era troppo tardi.
Beccate!!
- Hai da accendere? – domandai a voce alta.
Il mio sguardo però era già acceso ed il mio corpo diffondeva scintille da tutte le parti.
Marika ed Eleonora fecero un salto per lo spavento.
Marika buttò via la sigaretta velocemente ma troppo tardi.
- E’ ora di andare. Raccogliete la vostra roba! - ordinai.
Si infilarono in fretta la giacca, nervose. Fissai entrambe con uno sguardo minaccioso.
- Non ti voglio più vedere con una sigaretta in bocca, Ci siamo capite?
- Va … va bene, - balbettò lei – è stata Eleonora a darmela.
- Brava furba! – E’ un anno che fumo e mamma non mi ha mai beccata – Tu furba come un coiote ti accendi una sigaretta e ti becca subito! Ma ci sei ? o ci fai? .
- Eleonora stai peggiorando sempre di più la situazione! – la rinbeccai.
- Ma una sorella scema mi dovevi fare? – e pure spiona! – aggiunse.
- Non riesco neanche a dirvi quanto mi avete delusa. Io mi sono fidata di voi, - le rimproverai aspra.
- Marika iniziò a piangere.
- D’ora in avanti farete i compiti sul tavolo in salotto, dove posso tenervi d’occhio, - aggiunsi.
- Non siamo due bambine, mamma – protestò indignata Eleonora. – Non puoi fare questo.
- Non vorrei trattarvi come due bambine, ma voi non mi lasciate altra scelta.
- Mi stai rovinando la vita ! – si lamentò Eleonora ed io non capivo se quell’espressione era riferita a me o a sua sorella.
Rimasi sveglia a lungo quella notte chiedendomi se per tutti fosse così duro essere genitore. Ero separata da quando quelle due complici ribelli frequentavano le elementari. A quei tempi fare la madre ed anche il padre mi sembrava più facile. Dove erano finite quelle dolci creature?
L’adolescenza me le aveva portate via. Amavo le mie figlie come prima, ma c’erano momenti che mi facevano sentire una fallita come genitore.
Come insegnare alle mie ragazze le regole e i valori nei quali credevo senza che la nostra casa diventasse un campo di battaglia?
L'ho capito con il tempo.
Nei giorni successivi  i problemi non sono mancati ma forse è cambiato il mio atteggiamento verso di loro.
Eleonora e Marika sono rimaste due adolescenti alla ricerca di se stesse. Ma adesso ho deciso di trattarle da persone mature anche se a volte mi chiedo se lo siano.
Nei giorni successivi infatti ho aperto il mio cuore alle figlie e le ho coinvolte nella gestione famigliare trattandole da adulte e non più da bimbe come facevo prima. Da quando il mio comportamento è cambiato hanno iniziato a crescere, regalandomi la cosa più bella che ci sia: l’amore e la serenità familiare.
QUESTO BLOG NON E' UNA TESTATA GIORNALISTICA: VIENE AGGIORNATO CON CADENZA CASUALE A SECONDA DEGLI UMORI DELL'AUTRICE. PERTANTO NON E' E NON VUOLE ESSERE UN PRODOTTO EDITORIALE, AI SENSI DELLA L. 62 DEL 07.03.2001, BENSI' UN SEMPLICE DIARIO PERSONALE E CONDIVISO DI CHIACCHERE IN LIBERTA'. Ogni persona o luogo citato nei post/racconti del diario è da considerare frutto di fantasia e se corrisponde a persone o fatti accaduti ciò è puramente casuale.