venerdì

Riprendiamoci la nostra libertà … che si traduce anche in felicità del non comprare.!

Io sono una sostenitrice, a modo mio, di un certo stile di vita, e penso che non comprare cose inutili è un modo per votare, per esprimere un giudizio politico, etico, morale.
Questo è il mio modo di dire no alla corsa al consumismo compulsivo, risultato di una società che si annoia da morire.
Questo è il mio modo di dire basta a chi definisce se stesso una persona di valore in base al valore di cio' che compra.
E’ il mio modo di dire basta ad una società fatta di persone che comprano per passare il tempo, per placare l'ansia, per soddisfare desideri indotti, per sentirsi viva e libera.
Cerco quindi, passo dopo passo di proseguire il cammino della ricerca di eliminare le cose inutili da comprare. E’ ormai un anno intero, che ho l’obiettivo di acquistare il meno possibile.
E’ un giorno dedicato al “non acquisto”. Si decide per un giorno di non acquistare prodotti non di prima necessita, e di estendere questo giorno ad un anno intero. Un anno di non acquisto. Niente cose inutili ma anche niente libri, film, concerti e niente vino, ma anche niente cotton fiock.
Certo! Ti chiederai " Ma i cotton fiock sono un lusso o una necessità?”
Ma che lusso!... Sono una caz …zata (scusate volevo dire stupidaggine) .
 Insomma, si passa dal condivisibile obiettivo di staccarsi dalla mania ormai consolidata di concedersi il quotidiano acquisto inutile, giusto per il gusto o l'abitudine di farlo, all'estremo opposto.
Noi ex consumatori incalliti siamo arrivati alla necessità di mantenere fede ad un obiettivo:
“quello di non comprare”.
Già sto sperimentando questo nuovo stile di vita.
Sono passata da orgogliosa programmatrice dello sciopping, a trasformarmi  a tratti in una donna insicura e piena di complessi di inferiorità (faccio tutto questo solo per risparmiare? … ci credo veramente? ).
Si, perchè ci sono momenti in cui la mia  forza si trasforma in insicurezza, sotto la pressa del giudizio degli altri. Il fatto è che le persone sono talmente immerse nella convinzione di continuare ad essere consumatori incalliti e inconsapevoli che neanche si rendono conto di essere schiavi di un sistema che li obbliga a desiderare/comprare/consumare.

Quindi chiunque si ponga in modo critico davanti a questo assunto viene guardato con sospetto. E' un pazzo? Un reazionario? Un tirchio? Un poveraccio?

-         Si perchè non puo' esserci altra ragione se non compri.
Insinua la tua più cara amica.
-         Oppure  sei diventata una puritana.
Cerca di persuaderla l’altra, sempre dolce e cara amica del cuore che ti guarda con preoccupazione!
-         Tu cara Luigia ormai sei una di quelle che vedono nel non-acquisto i valori dell'austerità e della frugalità tipici di un certo cristianesimo di bassa lega, e lasciamelo dire è una cosa anche un po’ da squilibrati che si divertono  a criticare il mondo in cui vivono!
-         Cosa c'è che non va nel mondo in cui viviamo?
Mi chiedono entrambe con visibile ansia.
-         Ma si! Diciamolo pure tra noi che ti vogliamo bene: In questo sei una rivoltosa!
-         Se nessuno comprasse dove andremo a finire ? … lo dicono anche in televisione che l’economia gira in questo modo!
-         Per me… sei semplicemente una donna avara, una talmente attaccata ai soldi che dà motivazioni intellettuali per una scelta di dubbia moralità, ma in verità la tua è spilorceria, oppure sei semplicemente una che di soldi non ne ha quindi è inutile che ti  dia pena su come spenderli…
Certamente con delle amiche del cuore così un po’ di insicurezza ti viene!... oh no?

La speciale categoria di chi si rifiuta di comprare l'inutile

Bene, si da il caso che ci sia anche un'altra categoria oltre a quella descritta sopra dalle mie care amiche che è quella di cui sento di far parte anch’io  e non solo io.
Si tratta di un gruppo di persone che si sono stancate degli eccessi del lavoro full-time (lavoro, guadagno quindi spendo), degli stress della vita cittadina (guadagno quindi mi posso permettermi un appartamento in centro) e che decidono di fare un passo indietro, in molti modi diversi, ma tutti accomunati dalla ricerca di uno stile di vita meno dispendioso, meno dipendente dalle scadenze e dai doveri della società e quindi anche meno stressante.
Ho conosciuto persone che hanno venduto la loro casa e sono andate a vivere in campagna.
Riprendetevi i vostri soldi!!!
Persone che smettono di andare in macchina, altri che decidono di lasciare un lavoro full-time e si accontenta di uno stipendio inferiore in cambio di ore in più per godersi la vita. Non è necessario privarsi totalmente del potere di acquisto per capire quanto ne siamo condizionati inconsapevolmente, basta solo guardarci intorno per vedere l'orgia collettiva del consumismo, che ha sempre meno a che fare con il piacere e sempre di più con la schiavitù.
Ci hanno fatto credere che i soldi danno la felicità e noi ci siamo cascati!!

Ora in modo più consapevole riprendiamoci la nostra libertà … che si traduce anche in felicità del non comprare.!

mercoledì

Conserva di peperoncino piccante

Ho realizzato questa mia  conserva di peperoncini piccanti semplici e assolutamente da provare.
Mi hanno regalato dei peperoncini  poiché sanno che sono amante dei cibi dal gusto saporito e voglio  avere sempre a disposizione una scorta di bruciante condimento. Spesso, passata la stagione dei peperoncini, rimpiangevo di non averli a disposizione da utilizzare nelle mie pietanze. Oltre a conservare il peperoncino fresco direttamente nel congelatore, (come ho fatto in passato) vi proponiamo questa ricetta per confezionare dei barattoli di peperoncini piccanti da tenere in dispensa, e anche da regalare ad amici e parenti.
Ingredienti per la conserva di peperoncini piccanti 
·                         300 grammi di peperoncini piccanti freschi e sodi
·                         500 ml di olio extravergine di oliva
·                         Sale grosso q.b.

Preparazione

1.                              Cominciamo col dire che è meglio, per tutti i passaggi della ricetta, utilizzare un paio di guanti in lattice, quelli usa-e-getta andranno benissimo, così da evitare che la capsaicina contenuta nei peperoncini rimanga sulle mani a svolgere la sua azione irritante (anche per giorni).
2.                              Pulire con un panno pulito i peperoncini, strofinandoli senza metterli sotto l’acqua. Se sono molto sporchi si può inumidire il panno, ma i peperoncini devono poi essere asciugati perfettamente.
3.                              Tagliare in due ogni peperoncino nel verso della lunghezza, in modo da ottenere due metà perfettamente speculari.
4.                              Stendere un canovaccio pulito in uno scolapasta, spolverare una manciata di sale, porre uno strato di peperoncini piccanti, ricoprire con altro sale e continuare alternando i due ingredienti fino a terminare gli strati (finire con il sale).
5.                              Piazzare su questo cumulo un peso su di un piatto: bisogna ottenere una pressa (io ho usato una pentola a pressione piena d’acqua). In questo modo il sale e il peso favoriranno la fuoriuscita dell’acqua in eccesso nei peperoncini. Mettere nel lavandino per raccogliere l’acqua che sgocciolerà. Fare riposare in questo modo per tutta la notte.
6.                              Passato questo tempo, togliere il sale dai peperoncini aiutandovi con della carta da cucina, ma non utilizzare acqua.
7.                              Adagiare i peperoncini in vasetti perfettamente puliti e sterilizzati, e ricoprirli con l’olio. L’olio deve sempre coprire totalmente i peperoncini, per evitare la formazione di muffe che renderebbero inutilizzabile la nostra conserva, quindi mano a mano che usate la conserva, ricordate di aggiungere dell’olio.
8.                              Mettere a riposare i barattoli di conserva in luogo fresco e asciutto, e cominciare a consumarli dopo almeno due settimane.

9.                              Se si preferisce usare i peperoncini secchi, basta metterli direttamente nell’olio dopo averli sminuzzati o tritati grossolanamente, a seconda del gusto.

Deodorante naturale fai da te

Ecco cosa serve per farvi in casa un deodorante naturale fai da te con gli ingredienti ed il procedimento spiegato passo passo in modo molto semplice.
Alcuni studi scientifici avrebbero messo in evidenza i rischi collegati all’insorgere di tumori al seno e di alcune malattie neurologiche per la presenza dei conservanti come i parabeni, mentre sostanze come triclosan ed etanolocon funzione antisettica hanno dubbi effetti.
Sono davvero sicuri i deodoranti che acquistiamo nei supermercati? O possono danneggiare la nostra salute?

Bisogna fare attenzione anche ai deodoranti con forte azione antitraspirante, perché è proprio attraverso la traspirazione il nostro organismo elimina le tossine e impedire questo processo può provocare, con il tempo, un accumulo a livello ghiandolare e costituire un primo passo verso la formazione di cellule tumorali.
Altre sostanze pericolose sono l’alluminio e lo zirconio (sull’etichetta sono indicati comealuminiumzirconiumtetrachlorohydrex aluminium chlorohydrate), perché sospettate di ostruire la traspirazione e restare in circolo nel nostro organismo.
Per ovviare a rischi alla salute, per evitare di introdurre nel nostro organismo sostanze chimiche, possiamo fare una scelta ecologica e fai-da-te, come ricorrere ai deodoranti naturali oppure produrceli a casa.
Un buon rimedio è il bicarbonato, perché antisettico e battericida.
Io ho fatto così:
In un contenitore spray ho diluito 4 cucchiai di bicarbonato di sodio in 250 ml di acqua distillata. Ho atteso almeno 1 ora che la polvere si depositi sul fondo.
Ho messo alcune essenze profumate come la lavanda ed il tea tree, che sono antibatterici, la menta che è rinfrescante, mentre altri, palmarosa, salvia sclarea e limone hanno proprietà deodoranti.
Ora basta spruzzare sulle ascelle ma anche sulle piante dei piedi.

Facile, no?

martedì

La mia bicicletta pieghevole

Arrivata al furto della mia ennesima bici mi sono decisa di acquistare una bici pieghevole.
 Ho imparato un po’ di cose in seguito ai furti subiti ed ora dopo l’ennesimo, che ormai non denuncio più visto che i carabinieri non provano neanche  a cercare di ritrovare le bici. Così dopo aver chiesto ad alcuni miei compagni di viaggio in treno l'utilità del mezzo ne ho trovata una usata cercando su Internet.
 Bellissima! Sembra nuova . La piccola esperienza di questi due mesi fatti su e giù per i treni con la mia bici, vi può aiutare a togliere (o a far venire) qualche dubbio sull'acquisto vista (la bassa diffusione delle bici pieghevoli). C'è una grande curiosità su questo nuovo/vecchio mezzo di trasporto che spesso lascia ambito a idee non sempre corrispondenti al vero (me ne accorgo da molte domande che ricevo quando giro con la mia bici verde acceso).
Ho pensato quindi di condividere questo post, sperando sia di utilità per chi sta pensando di fare questa scelta. Per prima cosa credo sia utile mettere nero su bianco i molti vantaggi che una bici pieghevole ha. Elencando anche i limiti così da avere un quadro completo della situazione.

  •  Trasportabilità.  A seconda dei modelli una bici pieghevole è facilmente stivabile nel bagagliaio di una macchina (in alcuni casi anche piccola) per spostarsi ogni giorno in città o nei week-end. Quasi tutti i modelli di pieghevole sono facilmente caricabili su un treno. Senza problemi su quelli a lunga percorrenza, con un minimo di accortezza anche su quelli da pendolari (nei vecchi treni le porte sono strette e la bici bisogna piegarla bene per farla passare). Inoltre attenti alle fermate intermedie, se non la tenete sott’occhio o non l’avete legata. Con una bici pieghevole si può evitare il divieto e caricare bici su Metropolitane e Tram anche nelle ore di punta e ci si può muovere agevolmente su lunghi tragitti urbani con intermodalità. Per finire alcuni modelli consentono il trasporto anche come bagaglio a mano in aereo, tutti come bagaglio in stiva senza ricorrere allo sportello “bagagli straordinari”.
  • Custodia. Essendo pieghevole e scendendo quindi a dimensioni ridotte, la bici pieghevole è facilmente riponibile in quasi ogni spazio. Si può tenere in appartamento evitando sia l’esposizione ai fattori meteorologici sia i rischi di furti o danneggiamento in strada o cortile. Io la tengo in cantina per non avere la difficoltà di fare le scale tutte le volte che la porto a casa. Se maneggiata con intelligenza ed educazione di solito è ben accetta nei ristoranti, bar o negozi. Consentendo di tenerla accanto a sé e limitando o eliminando i momenti in cui è lasciata incustodita. Spesso le operazioni di piega (anche parziale per un veloce caffè al bar) sono molto più rapide che quelle di incatenamento.
  •  I vantaggi dati dalla taglia o da altri fattori. Le ridotte dimensioni hanno come primo effetto quello di esaltarne la leggerezza e manovrabilità. Le bici pieghevoli solitamente pesano tra i 10 e i 15kg, ancora più di una bici da corsa in carbonio, ma meno di quasi tutte le bici “normali”. Le ruote di dimensioni contenute, seppur compromettendo in minima parte la stabilità e la velocità, consentono (specialmente nei tragitti urbani) una grande facilità di curva, manovra e passaggio in mezzo al traffico.
  •  Tendono a confondersi meno con le altre bici e si prestano facilmente a diventare strumenti di aiuto alla vita quotidiana, potete usarle anche come carrelli della spesa o seggiolini sui mezzi pubblici o per trasportare valigie o pesi lungo gli spostamenti. Per finire può diventare mezzo di trasporto di nuove forme di turismo smart e sostenibile, per lunghi viaggi su due ruote o per un week-end per borghi o città da girare in lungo e in largo con comodità.

lunedì

Forse questa è libertà!.

Mi trovo qui a guardare le foto del passato e mi torna alla memoria la Luigia di 15 anni fa . Quante manifestazioni ho fatto per chiedere diritti non ancora ottenuti. Ho tra le mani una foto dove si manifestava contro la politica alla quale dicevamo 'Svegliatevi’ ed eravamo andati a Roma con un casino di sveglie.
Una delle tante bellissime esperienze . Purtroppo, inconcludente!
La crisi economica, ambientale e sociale paiono dar ragione a quelle persone che dicevano che non serviva a niente fare tutto questo. E oggi, sappiamo che la strada da percorrere deve essere un’altra. Per sopravvivere è necessario stringere alleanze e cambiare priorità, andando oltre la società dei consumi e verso la società della produzione di valori e di relazioni sociali.
 Allora eravamo ragazzi/e che fronteggiavano gli scudi della polizia in tenuta antisommossa. Nella foto sembravamo voler spiegare le nostre ragioni. Era l’estate del 2000, a Roma. Quei ragazzi e ragazze e tutte le persone che erano scese in piazza manifestavano in realtà non contro qualcosa, non per se stessi, ma per tutti: avevano avuto la capacità di muoversi contro, una profonda ingiustizia che è la mancanza di diritti nel mondo .
Provavo una profonda inquietudine per quella cieca incapacità di garantire un futuro di uguaglianza, e perciò la contestavo. Avevo ragione: dal 2000 a oggi la ricchezza globale è più che raddoppiata, ma il 94% di questa è in mano al 20% della popolazione. Oggi lo 0,7% degli abitanti del Pianeta detiene il 44% delle risorse, mentre il 70% più povero ha in mano meno del 3%. La chiamate giustizia?
 Meno di 10 anni dopo il sistema economico, quel modello di globalizzazione, è andato in crisi. Una stagione, iniziata con la caduta del muro di Berlino e caratterizzata da governi neoliberisti, è finita.
 La globalizzazione intesa come pura espansione trainata dalla finanza, dalle nuove tecnologie, da una soggettività fortemente individualistica e consumistica, ha esaurito la sua storia. Lasciando macerie. Molti di noi hanno vissuto una fetta rilevante della propria vita in un’epoca in cui sembrava plausibile che tutto crescesse all’infinito.
 Il mito è che questo avrebbe portato opportunità e benessere per tutti. Ma il mito era falso: l’aumento delle opportunità ha portato squilibri nella distribuzione delle ricchezze, e questo, oltre che un problema sociale (e morale), è un problema di carattere economico. Oggi -dopo esserci fatti scarrocciare dalla corrente, incautamente fiduciosi per 20 anni- siamo nel mezzo di un mare che non conosciamo, senza sapere bene dove andare, né come.
 La politica ha perso il timone, oggi sta solo cercando di sopravvivere sapendo che prima o poi crollerà tutto e cerca di allontanare il crollo il più possibile ma ci sarà … di questo molti come me ne sono consapevoli.
 E non serve nemmeno che siano state ormai smascherate le grandi multinazionali, che si fanno beffe della retorica del “libero mercato” e dominano l’economia influenzando prezzi, volumi, qualità senza che le autorità pubbliche abbiamo sufficiente conoscenza di come lavorano e delle merci e servizi che forniscono.
 Per sopravvivere bisognerà saper stringere alleanze e cambiare priorità, andando oltre la società dei consumi e verso la società della produzione di valore. In questi ultimi 15 anni si sono sciolti tutti i legami, le relazioni tra le persone, perché frenavano l’espansione. Oggi bisogna riscrivere i legami, rimettere mano al nostro modo di stare insieme. Il cambiamento, come in tutte le grandi fasi storiche, riguarda ciascuno di noi.
Uno dei padri della sociologia, Max Weber, diceva che sono gli “spiriti” a muovere l’economia. Lo spirito è soffio, vita, capacità di animare la materia. Il nostro interesse è lo spirito di una “nuova” economia.
 Oggi donna non più giovane ho perso quell’insofferenza e quella rabbia ma non di certo il coraggio di fronteggiare il potere. Oggi sono ancora qui, magari con qualche acciacco, ma non ho perso quello spirito ho cambiato semplicemente metodo.
Oggi credo nell’autoproduzione, nella relazione fra le persone, nella decrescita felice, nel liberarsi dalla schiavitù del consumismo e del correre inquieta verso nuove spese per poi possedere per pochi giorni e quindi buttare.

Oggi mi sento più libera e consapevole di ciò che vale o non vale nella vita. Forse questa è la vera libertà.

giovedì

Vivere con poco valorizzando quello che si ha

Questa mia capacità di risparmiare l’ho valorizzata maggiormente quando ho toccato il fondo della mia vita sociale ed economica. Avevo fatto il passo più lungo della gamba. Spinta dal desiderio di cambiare abitazione ho traslocato (non riuscendo a recuperare i mobili che ho dovuto lasciare nella vecchia casa) ho cambiato camera da letto delle figlie e mi sono indebitata per fare tutto questo.
Risultato : Debiti con le banche, depressione, vita sociale annullata, soldi a disposizione “ZERO euro”. Era un periodo che non riuscivo ad arrivare con lo stipendio alla terza settimana del mese. Mi sono sentita depressa tanto da frequentare il dipartimento di salute mentale e prendere dei farmaci… non vedevo via d’uscita… mi sentivo morta dentro!
 Poi ho iniziato a frequentare quello che è diventato il mio attuale marito ed ho iniziato a vivere sempre più serenamente … passo dopo passo … sono uscita dal tunnel. Ora scrivo per quelle persone che vedono tutto nero e pensano di non farcela!...voglio dire a loro che se si guardano dentro è possibile “rinascere”.
 Io, ce l’ho fatta e sono una persona come le altre … niente di speciale… quindi se ce l’ho fatta io lo puoi fare anche tu! Sono una donna tuttofare, madre di due figlie adolescenti, un solo stipendio (il mio perché divorziata) e un affitto da pagare.
 Ho cercato una strada per risparmiare e vivere in modo più sobrio, ma con gioia! Una strada fatta di semplici accorgimenti e praticabile da chiunque abbia voglia di mettersi un po' in gioco, senza stravolgere la propria esistenza. Ho conosciuto il gruppo di “Decrescita Felice” e con il loro aiuto ho cambiato il mio modo di pensare.
 Ho imparato a creare un orto urbano, ho sposato la cucina macrobiotica ed ho studiato molto il metodo Kousmine per risolvere i miei problemi di salute. Ho imparato a preparare gustose ricette con le verdure, e a riutilizzare creativamente gli indumenti dismessi.
 Nulla si spreca, tutto può rinascere a nuova vita anche oggetti e materiale di scarto possono trasformarsi ed essere riutilizzati. Ho iniziato ad autoprodurre in modo economico i detersivi per la pulizia della casa, i detergenti per la persona e anche i prodotti per la cosmesi, a realizzare borse, collane, orecchini e molto altro. Ho iniziato a fare la spesa – se proprio è necessario – in modo più attento, consapevole e responsabile.
 Con l’uso di Facebook ho riscoperto l'economia del baratto (non tanto per scambiare oggetti, ma per condividere valori, saperi e solidarietà) e con l’aiuto di Raffaele (mio marito) ho visto come è possibile economizzare anche là dove sembra più difficile (su luce, gas, acqua).
Questo blog è un inno al fare piuttosto che al comprare, all'essere piuttosto che all'avere, ed è soprattutto un invito a ricercare il «ben-essere» nostro e dell’ ambiente nel quale viviamo.

martedì

La patata sgangherata

Eccoti cara mia bellissima patata rifiutata dalla catena commerciale e fatta diventare uno scarto.
Valore commerciabile uguale a zero. Da buttare! Neanche buona per il compost.

Mi è stata data da un commerciante della bassa veronese che non sopporta di essere costretto a buttare quintali e quintali di verdura solo perché non è esteticamente perfetta.
Il mondo è sempre più pieno di contraddizioni. In una situazione di crisi economica mondiale la metà degli sprechi avviene, a differenza di quanto si possa pensare, a monte, durante le prime fasi di produzione.
Ancora nei campi frutta e verdura troppo piccola o brutta da vedere viene scartata e buttata.
Come possiamo fare per evitare tutto questo? Oggi è necessario evitare in generale gli sprechi, ma soprattutto  imparare a riutilizzare o riciclare quando possibile.
La legge italiana di certo non ci aiuta perché punisce chi fa commercio di prodotti che non sono perfetti (e su questo potrei essere d’accordo)  ma impedisce però il dono a strutture caritatevoli.
Cina, Mongolia e Kazakistan: la quantità di cibo sprecata nel mondo ogni anno coprirebbe questa area geografica. L’ultimo rapporto della Fao (rilasciato a metà settembre) ha infatti stimato in 1,4 miliardi di tonnellate la quantità di rifiuti alimentari non consumati – pari a un terzo di quello che viene prodotto e a una perdita di circa 570milioni di euro in un anno.
Possibile che non si riesca a combattere lo spreco di cibo, donando a bisognosi  ciò che non è venduto dalle aziende??
La gente non immagina quanto cibo viene buttato nei ristoranti  o supermercati.
In città però  il fenomeno di  coloro che recuperano cibo dalla spazzatura, si vede tutte le sere.

Il mio obiettivo non è quello di svuotare i bidoni delle immondizie prima dell'arrivo dell'AMIA , ma ciò che, per varie ragioni, non può essere venduto (questione estetica della merce, eccessi di produzione o vicinanza alla data di scadenza) ricuperarlo dalle ditte o da privati generosi e darlo in beneficenza.
Bastano dei  volontari  che si occupano di raccogliere alimenti che poi vengono donati ai poveri.
Inoltre altro compito importante è quello di  sensibilizzare le persone circa le date di scadenza riportate sulle confezioni che spesso causano confusione nei consumatori che, nel dubbio, buttano prodotti che potrebbero essere ancora consumati (secondo un recente report dell’Università di Harvard e del National Resources Defense Council).
Ecco che da questi report ci rendiamo conto che  l'agricoltura può essere ecologica, riutilizzare tutti i suoi scarti ed arricchire il terreno di coltivazione. Esempio di una realtà che conosco:
Nella bassa veronese si coltiva di tutto.
I prodotti però devono essere bellissimi e quindi c'è molto scarto, ma anche lo scarto è bello! dico io!
Guardate la mia patata sgangherata ... sembra un'opera d'arte! 
Possibile che non se ne possa far nulla?
 L'idea nasce spontanea e pure il desiderio di comincia a studiare il modo per recuperare gli scarti e poter sperimentare  gli eccellenti sicuri risultati prodotti, dagli scarti.....
Gli sprechi alimentari costano al mondo più del PIL italiano. Superano ormai i 2000 miliardi. Andrea Segrè, direttore del Dipartimento di scienze e tecnologie agro-alimentari dell'Università di Bologna, ha analizzato i dati dell'ultimo rapporto Food Wastage Footprint, che contiene informazioni fornite dalla FAO.
 Le guerre, mascherate dietro motivazioni religiose, scoppiano per lo più per il controllo di risorse naturali, come acqua e fiumi, petrolio, foreste e terreni agricoli da destinare alla produzione di cibo. 

E' poi ancora troppo grande la piaga dei prodotti agricoli coltivati che rimangono sui campi e che non vengono destinati alla commercializzazione, ad esempio per il loro aspetto imperfetto che porta fornitori e supermercati a scartarli.

 Ogni anno il 30% del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Risolvere il problema degli sprechi alimentari e migliorare la distribuzione dei cibi verso chi non ha accesso al loro acquisto è forse l'unica strategia per arginare la fame nel mondo o avendo obiettivi più raggiungibili per alleviare la povertà che si vede nelle nostre città.
Anche perchè è evidente che l'aumento della produzione non si sta rivelando come uno strumento adatto, ma invece  come un'ulteriore fonte di spreco alimentare e di risorse.
 La colpa è in gran parte del settore alimentare e della grande distribuzione che guarda più al profitto che alle persone trasformando il povero in un criminale. 
 Un alimento gettato nella spazzatura è il simbolo di uno spreco molto più ampio, che non riguarda soltanto il denaro speso per acquistarlo, ma anche le risorse idriche, l'energia, i trasporti, l'inquinamento, gli investimenti economici e le emissioni di Co2 che risultano correlati alla sua produzione.
 Riflettiamo sempre bene prima di comprare e di gettare e facciamo la nostra parte riutilizzando sempre gli avanzi e prestando attenzione alle date di scadenza.
Credo che questo sia il minimo richiesto a tutti, anche se questo da solo non basta.


QUESTO BLOG NON E' UNA TESTATA GIORNALISTICA: VIENE AGGIORNATO CON CADENZA CASUALE A SECONDA DEGLI UMORI DELL'AUTRICE. PERTANTO NON E' E NON VUOLE ESSERE UN PRODOTTO EDITORIALE, AI SENSI DELLA L. 62 DEL 07.03.2001, BENSI' UN SEMPLICE DIARIO PERSONALE E CONDIVISO DI CHIACCHERE IN LIBERTA'. Ogni persona o luogo citato nei post/racconti del diario è da considerare frutto di fantasia e se corrisponde a persone o fatti accaduti ciò è puramente casuale.